riviera del brenta tra Venezia e Padova
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Padova
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Le vie d'acqua di Padova

Il tessuto urbano di Padova è fortemente condizionato dalla presenza di numerosi corsi d'acqua, formati dall'intrecciarsi delle acque del Bacchiglione e del Brenta, che donano a molti angoli della città scorci suggestivi.

In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro evidente funzione commerciale, in particolar modo per congiungere la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali han rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città.

I corsi d'acqua cittadini principali sono:

  • Brenta, che origina dai laghi di Levico e Caldonazzo, percorre il confine nord di Padova delimitando il quartiere Nord dai comuni limitrofi.

  • Tronco maestro, ovvero il ramo del Bacchiglione che entra nella città di Padova all'altezza della Specola e costeggia il centro storico ad ovest e a nord, fino alle Porte Contarine; fungeva da canale difensivo per il lato nord-ovest delle mura duecentesche. Era utilizzato soprattutto per la navigazione.

  • Naviglio Interno, che si dirama dal Tronco maestro, attraversando il centro storico a sud e ad est, seguendo quello che era il percorso del Medoacus e ricongiungendosi con il ramo principale alle "Porte Contarine":. Era utilizzato soprattutto per alimentare i molini e se ne distaccano diversi canali secondari, tra i quali il canale di Santa Chiara che esce dalla città verso sud-est per ricongiungersi poco oltre con il "canale Piovego".

  • Canale Piovego, si origina dalla confluenza del "Tronco maestro" e del "Naviglio interno" presso le "Porte Contarine" e quindi prosegue verso il Brenta e quindi Venezia, delimitando a nord le mura cinquecentesche;

  • Canale di Battaglia, antico canale artificiale (XII secolo) che si distacca dal fiume Bacchiglione in località Bassanello, ora nella periferia meridionale della città, per dirigersi quindi verso i centri a sud della provincia, ricongiungendosi quindi attraverso la rete dei canali con il tratto finale del fiume.

  • Canale Scaricatore, costruito nella seconda metà del XIX secolo e rimaneggiato negli anni 1920 per convogliare fuori dal centro cittadino le acque del Bacchiglione, fondamentale difesa contro il pericolo di alluvione;

  • Canale Brentella, antico scavo (XIV secolo) ad ovest di Padova, che porta al Bacchiglione le acque del Brenta.
    Le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno (via Riviera Ponti Romani) a partire dagli anni '50, ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono, oltre naturalmente ad aver alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni '90 che si è assistito ad un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni.

Universa universis patavina libertas

È il motto dell'Università degli studi di Padova; in lingua latina significa "La libertà di Padova [è] totale per tutti".
Ci si riferisce alla libertà d'insegnamento, che oggi riteniamo un valore acquisito, sia come principio di democrazia liberale, sia come diritto costituzionalmente garantito. Ma non è sempre stato così, e la patavina libertas in passato era soprattutto dovuta alla politica della Repubblica Serenissima, di cui Padova fece parte dal 1405 al 1797.

Venezia ha sempre mantenuto una posizione di sostanziale antagonismo nei confronti dello Stato della Chiesa, e ciò, fra l'altro, si rifletteva anche nell'impedire un'eccessiva ingerenza delle autorità ecclesiastiche (e dell'Inquisizione) nel lavoro dei professori.

D'altronde, Venezia si avvantaggiò spesso del progresso scientifico che derivava dalla produzione culturale e accademica patavina: sono documentati storicamente casi in cui gli apparati di spionaggio della Serenissima si rivolsero ad esperti dell'Orto botanico di Padova per ottenerne la confezione di veleni a scopo di assassinio politico (il che, del resto, era prassi piuttosto diffusa nella diplomazia clandestina rinascimentale).

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Basilica di Sant'Antonio da Padova
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La Basilica di Sant'Antonio a Padova, conosciuta dai padovani semplicemente come il Santo, e la più importante chiesa della città e una delle più grandi e visitate al mondo. Non è comunque la cattedrale patavina, titolo che spetta al Duomo.
Architettonicamente sfugge ad una definizione stilistica, un gigantesco edificio unico al mondo. É caratterizzata da una perfetta armonizzazione di diversi stili: la facciata romanica, gli archi gotici, le cupole bizantine, i campanili che richiamano l'arte islamica.

Il corpo del Santo era stato sepolto, come da suo desiderio, nella chiesetta di Santa Maria Mater Domini, accanto al convento da lui fondato nel 1229. É questa chiesa il nucleo da cui parte la costruzione della Basilica che la ingloba come Cappella della Madonna Mora. La costruzione della Basilica comincia probabilmente già nel 1232, un anno dopo la morte di Sant'Antonio, e si protrae fino al 1310. Modifiche all'assetto della Basilica si prolungano fino al XV secolo, con un forte impulso dopo l'incendio e conseguente crollo di un campanile nel 1394. I lavori del XV secolo includono il rialzamento del deambulatorio e il riassetto del coro, con la costruzione di una nuova cortina.

La piazza antistante ospita lo splendido monumento equestre al Gattamelata di Donatello.

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Basilica di Sant'Antonio

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